Istruzione in
Burundi
Spesso è quando si è nell’impossibilità di avere una cosa, che la si desidera ancora più ardentemente. E’ il caso della maggior parte dei bambini burundesi che non possono andare a scuola e che farebbero di tutto per poterci andare. Entrare in una classe e assistere alle lezioni, è il principale desiderio di tutti in Burundi, anche degli adulti che si ritrovano per il 65% analfabeti. Saper leggere e scrivere è un diritto, un diritto del quale tutti dovrebbero poter disporre, ma che per i burundesi si rivela spesso privilegio di pochi.
Allo scoppio della guerra civile nel 1993 non vennero solo distrutte la maggior parte delle case e delle infrastrutture, non vennero solo uccise più di 300.000 persone, bensì venne manomesso un intero sistema sociale che ha visto l’esclusione della gente più povera da una vita normale. Saper leggere, contare e scrivere in Burundi non è solo simbolo di uno status sociale, bensì è la garanzia di potersi muovere liberamente all’interno della società, di potersi inserire in qualsiasi settore e soprattutto di potersi difendere dall’ingiustizia e dall’ignoranza.

La storia dell’istruzione in Burundi si ripercuote ancora oggi sulla popolazione in ricordi drammatici e bui. Durante i primi massacri nel 1962 a seguito della dichiarazione dell’indipendenza della Repubblica del Burundi, le scuole sono state spesso usate come punto di reclutamento delle giovani vittime che venivano prelevate dai militari con una scusa qualunque e non venivano più riportate: “Tutti conoscono la storia di Kiremba, nel sud del Burundi. Là c’era un prete che insegnava a dei bambini. Un giorno sono arrivati e gli hanno detto – Dacci tali alunni , dobbiamo fargli alcune domande - . Sono andati via portandosi via i ragazzi. Questi non sono più ritornati. Quando sono arrivati per la seconda volta i militari, il prete ha chiesto loro – ma dove li portate?-“ Anche i ribelli hanno spesso usato le scuole per potersi vendicare, per poterle bruciare o infliggere torture agli scolari.
Tra il 1965 e il 1972, lo stesso governo a quel tempo militaristico e dittatoriale operò delle selezioni sulla popolazione eliminando nell’arco di 7 anni la maggior parte delle persone istruite, quelle adulte e quelle che frequentavano l’università. Le persone più scomode, quelle che con la forza della parola arrivavano a denunciare le numerose ingiustizie commesse sulla gente comune, quelle persone che sapevano dare un nome ai fatti e misfatti delle fazioni politiche. Per anni numerose famiglie si sono rifiutate di mandare i propri figli a scuola, non per il mancato riconoscimento dell’importanza dell’istruzione, bensì per la paura che i propri figli non tornassero più a casa. L’ex-Ministro dei Diritti Umani Eugène Nindorera in un’intervista tenuta nel 2004 presso il Centre Jeunes Kamenge (Centro Giovani Kamenge) non solo ha denunciato questi eventi, ma ha sottolineato come per decenni il 90% gli scolari della maggior parte delle province burundesi venisse bloccato al termine delle scuole primarie nel proseguimento degli studi non essendo capaci di superare l’esame di Stato.
Nel 1993 scoppia la guerra civile, che si prolunga per svariati mesi,
anni; nel 1994 gli insegnanti continuano a causa dell’instabilità del Paese a
fare scioperi. Il governo propone di fare “une année
blanche”, dunque di chiudere tutte le scuole per
un anno intero. L’UNESCO si oppone e minaccia di chiudere i rubinetti dei
finanziamenti destinati all’istruzione. Le scuole non chiuderanno e gli scolari
dovranno trovare il coraggio di recarvisi in base al livello di guerriglia di ciascun giorno. O saranno alcuni professori che
prenderanno in mano la situazione: “Durante la crisi, a
partire dall’ottobre 1993 fino a maggio 1994, non ci sono più andato. E’
stato poi il professore che è venuto da me e mi ha detto -noi abbiamo
ricominciato, ci sono solo due classi, ma abbiamo cominciato, perché non
vieni?- -non ho l’uniforme, i quaderni, ho perduto tutto, …- -vieni con un
quaderno e con i tuoi vestiti, non seguiremo tutte le regole come d’abitudine,
ma vogliamo ricominciare-. Eravamo già nel mese di maggio e avevamo perso molti
mesi di scuola. Abbiamo fatto dei corsi accelerati e abbiamo saltato delle
cose, ma abbiamo continuato.” Unica differenza:
essendo l’istruzione in Burundi sempre stata a pagamento, per una cifra di
90.000 franchi burundesi all’anno (all’incirca 70
euro), se prima della guerra le famiglie pervenivano a recuperare la somma, i
13 anni di guerra civile hanno distrutto l’economia dell’intero Paese e ora per
quasi tutte le famiglie trovare questi soldi è praticamente impossibile.
Oggi, dopo le elezioni democratiche tenute nell’agosto 2005, il Burundi gode di una stabilità politica ufficialmente, anche se non ufficiosamente, riconosciuta. Sebbene molte siano ancora le armi che girano nel Paese e sebbene il cammino verso una democrazia definitiva sia ancora lungo, il diritto all’istruzione è ora riconosciuto e il governo sta tentando di dare questa possibilità a tutti i bambini in età scolastica. Nel settembre 2006 il Presidente della Repubblica Nkurunziza ha tolto ufficialmente le tasse scolastiche per le scuole primarie. Il suo tentativo si è rilevato un po’ azzardato, non per l’ideale che perseguiva, ma per la mancanza di infrastrutture: il giorno seguente all’annuncio, tutti i bambini burundesi si sono recati a scuola, ma non hanno trovato un posto.
Le scuole burundesi
contano già dagli 80 ai 100 scolari per classe. Spesso le infrastrutture sono
improvvisate con dei teloni di nylon e dei lunghi
bastoni. Gli insegnanti sono pochi, sobbarcati di un lavoro immenso e con
stipendi bassissimi. Le classi sono
fornite di una trentina di banchi sui quali 4-5 scolari si devono
stringere per prendere gli appunti e trascrivere tutte le nozioni. I libri qui
non esistono. Non gli vengono forniti e non potrebbero
permetterseli. E’ già tanto se ogni scuola può avere una cartina geografica
dell’Africa, se ha fortuna del mondo. Le famiglie a fatica recuperano i
quaderni e le penne e soprattutto le uniformi per tutti i figli. Si, perché per
andare a scuola in Burundi bisogna avere delle uniformi, marroni
o bianche e blu, tutte uguali, per non mostrare le enormi differenze che ci
sono a livello economico tra la popolazione, per non avere degli alunni ben
vestiti accanto ad altri invece che portano delle magliette talmente piene di
buchi che sembrano inesistenti. La differenza si vede comunque,
da chi ha e chi non ha le scarpe, ma almeno non è così appariscente. Questa un’immagine delle scuole nei Quartieri Nord, periferia della
capitale Bujumbura. All’interno del Paese non si presentano molte
differenze, se non che gli alunni devono fin da
piccoli alzarsi prestissimo al mattino per percorrere chilometri e chilometri
su e giù dalle colline per raggiungere la tanto desiderata lavagna, unica
speranza di liberazione individuale e unico trampolino di lancio per una
liberazione collettiva.
Per favorire un concreto cambiamento alla realtà scolastica e per sostenere una formazione di base della popolazione dei Quartieri Nord, il Centre Jeunes Kamenge fin dalla sua apertura ha sviluppato differenti attività al fine di sensibilizzare la partecipazione collettiva a dei programmi di alfabetizzazione e di sostegno scolastico.
Avendo notato lo stato deplorabile nel quale la maggior parte delle
scuole si sono ritrovate dopo la guerra, il Centro ha deciso innanzitutto
di intervenire per migliorare il servizio garantito dalle scuole. La mancanza di effettivo nel corpo insegnanti e di infrastrutture, la
corruzione che si espande sempre di più anche nell’ambito educativo, la
saturazione delle scuole pubbliche, la ricerca solo di profitto da parte di
alcune scuole private, l’aumento delle tasse legate alla scolarizzazione e
l’assenza di un sostegno statale hanno portato alla superficie alcune emergenze
che necessitavano assolutamente di un intervento diretto, al fine di assicurare
un buon servizio scolastico agli scolari. Questi interventi hanno permesso di
procedere poi con la distribuzione delle tasse scolastiche.
L’iniziativa più diretta va a toccare infatti direttamente i giovani con la distribuzione delle tasse scolastiche ad un numero sostanzioso di scolari che non avrebbero nessun’altra possibilità di reperire l’ammontare necessario. I finanziamenti per questo progetto variano di anno in anno e dipendono dall’ammontare di finanziamenti che si riescono a reperire da finanziamenti privati. Normalmente con la perseveranza di alcuni finanziamenti privati il Centro riesce a garantire il sostegno di 200 ragazzi per le scuole secondarie pubbliche che corrisponde a 65.000 franchi burundesi (50 euro) a persona per anno e 40 studenti per le scuole private riconosciute dallo Stato con un ammontare di 234.000 franchi burundesi (180 euro) a persona per anno. Unico vincolo è quello di impegnarsi coscienziosamente nello studio e di riuscire a passare l’anno. Nel caso questo non succeda, il sostegno finanziario viene interrotto all’istante. Avendo notato nel tempo che le iscrizioni alle liste dei beneficiari concernevano soprattutto i ragazzi, si è deciso di iniziare un progetto che coinvolgeva unicamente le ragazze.
L’educazione delle ragazze in Burundi come in molti
Paesi in via di sviluppo ha un valore particolarmente importante per l’intera
società. Nonostante
questo, spesso le ragazze che hanno potuto frequentare la scuola primaria,
devono in seguito abbandonare la scuola per occuparsi dei fratelli, della casa,
di un parente ammalato o per contribuire al reperimento dei bisogni della
famiglia. Il progetto di sostegno alla scolarizzazione
e all’emancipazione femminile ha come obiettivo quello di supplire alle
mancanze finanziarie che rappresentano un ostacolo all’educazione delle ragazze
e di promuovere una presa di coscienza comunitaria rispetto all’importanza di
coinvolgerle in prima persona. Per questo sono state accolte al progetto 300
ragazze tra i 10 ed i 15 che beneficiano attualmente
di un sostegno per la scolarizzazione. Questo programma non si limita al
pagamento delle tasse scolastiche, delle uniformi e del materiale scolastico, bensì comprende ugualmente un accompagnamento di
consigliere, donne dei quartieri che volontariamente si mettono a disposizione
per educare le giovani ragazze. Insieme a loro, le
consigliere fanno degli incontri su tematiche diverse che variano dalla
maternità, alla sessualità, ai Diritti dell’Uomo, all’AIDS. Questo accompagnamento
favorisce la presa di coscienza comunitaria che si
perseguita.
Questo tipo di progetto rientra perfettamente all’interno degli obbiettivi del Centro e merita di essere continuato a tal punto che il Centro ha reclutato e assunto due giovani animatrici che dimostrano attraverso il loro impegno e il loro dinamismo il ruolo che le ragazze potrebbero e dovrebbero giocare all’interno del Centro e nell’intera società burundese.
Troppo alta la richiesta di pagamento delle tasse scolastiche per riuscire a soddisfare tutti i giovani che ne avrebbero bisogno! Questo crea a volte dei conflitti tra i giovani esclusi che non riescono ad accedere alle liste. Nel 1998 si è potuto assistere a delle forti manifestazioni da parte di migliaia di scolari che si sono ribellati contro il Centro per poter usufruire della distribuzione. A tal punto la voglia ed il bisogno di andare a scuola!!! Ma purtroppo il Centro non riuscirà mai a sopperire a tutte le necessità in materia scuola e deve evidentemente fare delle selezioni piuttosto rigide.
Presso il Centro i giovani possono usufruire
di una fornitissima biblioteca, la seconda più grande
dopo quella dell’Università del Burundi, dove i giovani possono consultare i
libri, studiare, leggere e approfondire le materie scolastiche. Quando i libri
che arrivano in Burundi sono in più copie, si distribuiscono nelle differenti
scuole dei Quartieri Nord, al fine di offrire ulteriori
mezzi agli scolari.
Per le materie più difficili (fisica, matematica, chimica, lingue straniere) vengono inoltre organizzati dei corsi di sostegno da animatori locali che gratuitamente si mettono a disposizione una volta la settimana per favorirne la comprensione. Un aspetto interessante è apportato dal grande numero di volontari che insegnano le lingue straniere, importanti non solo da un punto di vista didattico, bensì anche di apertura al mondo e di educazione alla cittadinanza mondiale. Il ragazzo burundese che difficilmente riuscirà a lasciare il proprio Paese per un viaggio, ha così la possibilità di conoscere nuove culture ed orizzonti attraverso lo studio di una nuova lingua.
Per stimolare la lettura, a partire da
quest’anno si sono organizzati dei Tornei di Lettura nelle diverse scuole dei
Quartieri. Una trentina di libri vengono distribuiti
in più di 25 scuole. Questi saranno letti dai ragazzi che entro due settimane
saranno sottoposti a delle domande sui contenuti dei libri alle quali dovranno
a rispondere. I “migliori” lettori saranno premiati con un regalo di 200 libri
alla scuola a cui appartengono. L’idea che muove questo progetto è quella di
spingere i giovani alla riflessione, di abituarsi a leggere e discutere assieme
su varie tematiche. Riteniamo sia la base per
sviluppare la vera democrazia nel Paese. Solo attraverso una partecipazione
attiva della popolazione e la diffusione di un dialogo costruttivo e
intercomunitario, la popolazione riuscirà a trasformare una politica verticale
in una orizzontale.