Fine estate 1999
CONTROCORRENTE
In Burundi quello che mi colpisce è soprattutto l'impegno
delle donne. Mi è già capitato altre volte, e si
è ripetuto anche quest'anno a metà luglio.
Mentre in Europa la gente sta facendo le vacanze o pensa ad esse,
qui un centinaio di persone si riunisce per quattro mezze giornate,
dal venerdì alla domenica. Per la maggior parte sono donne,
impegnate in associazioni che lavorano nei campi più diversi:
dall'alimentazione al settore sanitario, dalla cura dei poliomielitici,
all'assistenza alle vedove. Oppure sono vedove esse stesse e cercano,
attraverso l'associazione, di darsi un futuro lavorando con le
loro stesse mani e con mezzi poverissimi. Vengono con i loro vestiti
coloratissimi, alcune donne portano anche un foulard sui capelli,
e da loro un tocco festoso, quasi di solennità.
Vengono per partecipare a un seminario organizzato dal Centre
Jeunes Kamenge.
Il tema si rifà al vangelo di Matteo: "non spezzerà
la canna incrinata e non spegnerà il lucignolo fumigante"
(Mt 12,20). Stando ai vangelo, Gesù si presenta come colui
che si prende cura della debolezza, come colui che - proprio partendo
dalla debolezza - costruisce una comunità diversa, che
diventa segno di speranza per tutti.
Adesso queste donne stanno leggendo la pagina di Matteo e la discutono
a gruppi. Ieri hanno letto il racconto biblico di Anna, che diventerà
mamma di Samuele, una donna derisa e maltrattata dalla sua rivale
perché era senza figli. Domani leggeranno alcuni passi
del Corano, là dove Dio prende le difese dei deboli, dei
piccoli, dei minori e degli incapaci, e chiede ai credenti di
fare altrettanto. E leggeranno anche una pagina in cui il profeta
si prenderà cura della debolezza della figlia, Fatima,
e del marito Ali, e della fragilità del loro matrimonio
.
Sono donne, e cercano di vedere - all'interno di una società
incentrata sull'uomo - che spazio possano avere le persone deboli.
Si interrogano sulle famiglie in cui vivono, sulle associazioni
in cui lavorano, e si chiedono in che misura famiglie e associazioni
sappiano accettare e rispettare la fragilità, la debolezza.
Inoltre, queste riflessioni e queste letture le portano, passo
passo, ad accettarsi nella propria fragilità e a riconciliarsi
con essa. E' cosi che si da avvio a una società meno emarginante,
una società in cui modello non siano più i potenti
e i guerriglieri, politici scaltri o spregiudicati.
Renzo
(i) A. DJEBAR, Lontano da Medina. Figlie d'Ismaele, Firenze (Giunti) 1993, pp. 78-80.