Stampa locale di Piacenza, aprile 2000
L'Africa del Grandi Laghi: il solo nome che, fino a
qualche anno fa scatenava fantasie esotiche e desideri di safari
magici e misteriosi, ora significa eccidi, violenze, morte.
Burundi, Repubblica Democratica del Congo, Rwanda: sono paesi
attraversati negli ultimi anni da guerre violentissime, da Colpi
di stato, da stragi. Milioni di morti, decine di migliaia di sfollati,
di esuli, di rifugiati. Questa é la realtà dell'Africa
dei Grandi Laghi.
In Burundi da tempo ci si prepara al peggio, ad una soluzione
alla "rwandese", alla cronaca di un genocidio annunciato.
Intanto regna la paura e sul terreno si raccolgono decine di cadaveri
ogni giorno, risultato dello scontro tra militari e civili o tra
bande armate di opposte fazioni. E di questo nessuno parla, la
morte non fa più notizia.
Il Burundi é un paese poverissimo, dall'economia disastrata.
L'unica sua risorsa é la posizione geografica: un atollo
conficcato in mezzo alle miniere a cielo aperto della zona dei
Grandi Laghi.
Bujumbura é la capitale del Burundi e riassume in Sé
gli unici elementi appetibili del paese: porto, aeroporto, strade.
Infrastrutture dove convogliare e da dove far ripartire oro, diamanti
ed ogni altro minerale prezioso scavato in Zaire e paesi limitrofi.
Coloro che controllano politicamente e militarmente Bujumbura
(istituzioni finanziarie internazionali, governi "amici",
politici locali compiacenti) da un lato si vedono assicurato un
immenso business, dall'altro devono escludere dal gioco i cittadini
del paese, coinvolgendoli, o lasciando che essi stessi si coinvolgano,
in immani tragedie.
La più grave e diffusa di queste tragedie é la Separazione
lacerante, l'inesorabile frattura che sono penetrate nella cultura
e nella vita delle principali etnie presenti in Burundi: I tutsi
e gli hutu. Dichiararsi appartenente a questa 0 quella etnia non
é più, e forse non lo é mai stato, un fatto
antropologico, etnico, culturale. É semplicemente una scelta
di campo.
L'indipendenza del paese ha soddisfatto in parte la sete di libertà
dei Burundesi, ma la loro domanda di uguaglianza ancora non trova
risposta.
Tutsi e hutu cercano di risolvere la questione attraverso una
via ugualmente omicida: gli hutu ricorrendo alla violenza, vista
come ultimo e unico mezzo per realizzare la giustizia sociale;
i tutsi facendo di tutto per salvaguardare il potere acquisito,
organizzando il paese a loro vantaggio, attraverso il sistema
di difesa, le strutture economiche e sociali, la scuola, il lavoro,
la funzione pubblica.
Cosi Si spiega la spirale di violenza che ha trasformato il Burundi
in un paese di morte. Qualcuno, però, che resiste a questa
logica, cercando di vivere in modo trasversale la geografia di
Bujumbura, scommettendo ancora sul dialogo, sulla ragione, c'è.
Sono coloro che ricercano la verità scavando sotto le apparenze,
le letture semplicistiche, i pregiudizi comuni che, più
direttamente di quanto non Si creda, sono funzionali a massacri
e a dittature. I Quartieri Nord sono i quartieri periferici (nelle
città africane la parola periferia significa povertà,
disoccupazione, sottosviluppo, sfruttamento, malattie) di Bujumbura.
I Quartieri Nord sono dei quartieri difficili, con i loro cento
quarantamila abitanti che vivono in emergenza continua, senza
case, senza servizi sociali, senza l'ombra, anche sbiadita, di
una seppur minima organizzazione di convivenza democratica.
In particolare, la mancanza di luoghi e di possibilità
di incontro e di formazione porta spesso i giovani ad organizzarsi
in bande che Si massacrano a vicenda.
Nei Quartieri Nord funziona il CENTRE JEUNES KAMENGE, fondato
dai missionari saveriani una decina di anni fa
Il Centro é uno spazio frequentato da hutu e tutsi, da
burundesi, congolesi, rwandesi. uno spazio frequentato da cattolici,
protestanti, musulmani.
II Centro é un luogo di incontro, aperto a tutti ogni giorno
e ad ogni ora, affinché i giovani abbiano la possibilità
dl ritrovarsi per conoscersi, discutere, confrontarsi, giocare,
divertirsi, imparare.
L'obiettivo del Centro, infatti, realizzare una formazione permanente
per i giovani dai 14 ai 30 anni.
II CENTRE JEUNES KAMENGE ha vissuto alterne vicende.
É stato attaccato, bombardato con granate ed osteggiato
in vari modi dalle etnie presenti nella zona in quanto ciascuna
lo vedeva nemico, perché accoglieva anche la parte avversaria.
Incompreso, perché non conosciuto dai media italiani ed
europei, ha vissuto momenti di disperazione per la totale mancanza
di risorse finanziarie e di aiuti concreti.
Eppure il Centro ce l'ha fatta. Attualmente conta più di
12000 iscritti e, quel che più vale, é un reale,
autentico luogo dl pace, dove i giovani prendono coscienza di
poter essere, loro e non altri, promotori di pace e di riconciliazione.
Naturalmente, le tante attività del Centro, spirituali,
culturali, ricreative, sportive, tecnico-pratiche, pur mirando
ciascuna di esse a raggiungere l'autosufficienza economica, costano,
e tanto.
Ma in questi giorni, dal Centro giunge una richiesta che é
una provocazione.
Il Centro ha un sito Internet, finanziato dal Centro Sportivo
Italiano di Piacenza e curato dagli stessi giovani burundesi.
Sul sito vengono illustrate la storia, l'organizzazione, le attività
del Centro. Il sito comprende anche una ricca rassegna stampa
di tutto quanto é stato pubblicato sul Centro stesso.
Attraverso di esso, i giovani burundesi non vengono a bussare
alla nostra ricchezza, ma alla nostra coscienza: ci invitano a
scrivere loro, a contattarli, a conoscerli, a dialogare con loro,
a condividere le loro speranze e le loro ansie.
Sanno, e ci dicono, che i loro problemi possono essere affrontati,
e risolti, con il metodo non-violento della conoscenza reciproca,
del dialogo, del confronto, dell'informazione.
Chi scriverà, ricordi che scrive a giovani di un paese
in guerra, giovani che vivono nella miseria, spesso nella disperazione.
Sarebbe estremamente offensivo andare a raccontare loro le nostre
vacanze, le nostre serate di divertimenti, le nostre spese folli,
le imprese del nostro gatto. Sarebbe opportuno che la corrispondenza
fosse di gruppo, e che, prima di inviare la lettera, vi fossero
momenti di discussione, di riflessione, di approfondimento.
Gli argomenti con i quali iniziare un rapporto con i giovani del
Centro non mancano: l'amicizia, i valori della famiglia, del gruppo,
della scuola, della cultura
Accogliere l'invito e scrivere ai giovani del CENTRE JEUNES KAMENGE,
come i naviganti di
Internet ben sanno, comporta una spesa minima e la richiesta é
rivolta a tutti: singoli individui, nuclei famigliari, gruppi,
parrocchie, classi, scuole.
L'indirizzo del sito é www.cejeka.com
L'indirizzo di posta elettronica é cik@cbinf.com oppure
cjk@bi-network.com
Per qualsiasi informazione ci si può rivolgere a Piergiorgio
Visentin presidente del Centro Sportivo Italiano, via S. Giovanni
7, tel. 0523/335882 e anche a Maria Antonia, tel. 451988 o ad
Isa, tel. 615313.
Chi può, non lasci solo chi sta trasformando un'utopia
in una splendida realtà.