La Vita Cattolica, sabato 10 luglio 1999

LA CONVIVENZA INTERETNICA VA A CANESTRO

P. Claudio MARANO, dal Burundi, ci manda mia testimonianza delle grandi tensioni che pervadono 1'Afri-ca, ma anche di mia speranza che non muore. il Saveriano di Melarolo di Trivignano Udinese racconta infatti come i giovani del centro di Kamenge (oltre 13000), nella periferia nord della capitale Bujumbura, coltivano un futuro diverso per l'Africa:

"Il centro giovanile di Kamenge va benissimo. Siamo tutti impegnati in un mare di attività, in Burundi e fuori. Siamo ormai in 13.000 e il lavoro che facciamo nei quartieri è immenso, perché non è relegato nel campo delle attività umanitarie, ma si estende al tempo libero: abituiamo la gente, che fino a ieri si ammazzava (e si ammazza ancora) a vivere insieme. Per noi e per pochi altri questo è importantissimo: fare delle settimane di studio, delle conferenze, dei tornei, dei videoforum, lavorare insieme per la ricostruzione, la sanità le strutture sportive, incontrare insieme i capo zona, le associazioni, i parroci delle comunità cattoliche e i responsabili di quelle protestanti e musulmane, fare dei campi di lavoro e formazione, correre in giro con l'orchestra a fare spettacoli gratuiti nei quartieri, lavorare nell'ambito dell'alfabetizzazione. Questo è il nostro tempo libero. L'abbiamo chiamato "riportare la festa nei quartieri nord di Bujumbura".

Ultimamente ci hanno accusato di sognare troppo, di farci troppa pubblicità. Vero tempo perso! Certo, la vita non è semplice a 30 km dal Congo, dove si combatte e si muore, in un Burundi dove la povertà è a livelli altissimi, la guerriglia colpisce ovunque, la politica è uno strascico di interessi e la popolazione soffre terribilmente. Se la gente capirà che non è necessario aspettare che i bianchi e i politici risolvano i loro problemi, ma che li devono affrontare da soli, tutto è destinato a cambiare. Due giorni fa sono andato ad inaugurare un campo di basket nel quartiere di Kinama. Noi abbiamo messo il cemento, loro il lavoro gratuito, un mese intero, nel tempo libero. Ora, in zona hutu, c'è un campo di basket, uno sport tipico dei tutsi. All'inaugurazione abbiamo fatto giocare la squadra femminile di un quartiere hutu con quella di un quartiere tutsi. Una doppia vincita, se Si considera che la donna viene valutata come un nulla. Questo non è fare politica? Pensare al futuro del Paese, insegnare con fatti di ogni giorno, dare importanza ai tempo libero?

AI centro di Kamenge si incontrano le persone più diverse: donne e uomini che lavorano nel campo delta salute, nei progetti di ricostruzione, nel settore dell'amministrazione, della formazione, della pastorale, ministri, giornalisti, soldati e, soprattutto, tanta gente comune.

Ai centro si viene, si tocca con mano quanto la differenza - di nazionalità, di etnia, di professione, di religione, di vita - sia importante, e poi si riparte. E si riparte diversi, per tornare ciascuno alla pro pria casa o al bananeto, al quartiere o alla propria collina, o all'aeroporto per recarsi in terre lontane. Si riparte diversi anche perché al Centro, oltre a fare un'esperienza innovativa, si sono incontrati poeti, profeti e profetesse.

A volte essi hanno qualche segno che rinvia alta Bibbia o a una fede religiosa: altre volte, più spesso, il riferimento è all'uomo e alla giustizia, ai diritti dell'uomo e a quelli dei popoli, soprattutto alla necessità di condividere con gli altri le magre ricchezze che ciascuno ha ricevuto in dono dalla vita. Sono ragazzi e ragazze qualsiasi che compongono. poemi e canzoni per dire il loro rifiuto della violenza, che è sempre stupida e cieca, e per confessare le proprie paure e i propri sogni. Vivono, per usare un'espressione di S. Paolo nella Lettera ai Romani, le doglie del parto, e con loro i quartieri di Bujumbura. Ma vivono anche l'ansia e la speranza e la cantano in ritmi nuovi. Canzoni nuove su melodie antiche".