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/ in famigliaSeminaristi o paracadutisti? Risposta ai dubbi dei generali
IL MODO VERO DI ESSERE "SUPERUOMINI"
Padre Claudio Marano, autore di questo articolo, saveriano, ha fatto 13 anni di missione a Bujumbura, la capitale del Burundi. Il quartiere dove opera è stato fra i più colpiti in questi sei anni di guerra civile.
"Bisogna decidere se si vuole formare dei paracadutisti o dei seminaristi. Se si vuole una forza armata di pronto intervento o degli effeminati con divise da effeminati". Questa la dichiarazione apparsa sui giornali, in riferimento alla morte dell’allievo paracadutista di Pisa.
Lasciamo da parte il cattivo gusto, e veniamo alla questione in gioco: non dobbiamo formare uomini e donne per un futuro diverso dal nostro? Pensavo fosse questo il problema, anche nei mondi non "selvaggi" occidentali. E mi spiego. Vivo in Burundi, un Paese dilaniato dai massacri e dall’odio etnico, vivo in un Centro fatto per abituare i giovani a vivere insieme, siano essi di etnia, religione, cultura, posizioni sociali e politiche diverse.
Anche se non sono della "Folgore", ho vissuto gli ultimi sei anni alla periferia dell’unica città di questo Paese, dove si è combattuto e si combatte, dove ci si è ammazzati e ci si odia per la diversità etnica o per qualsiasi altra diversità.
Al Centro diciamo, appunto, che ogni diversità è una ricchezza. Attorno a noi, in questi anni, almeno 10.000 morti, uccisi dalla violenza. Ma nessuno o quasi ne parla perché, appunto, anche il nostro "odio etnico" è di serie B. In questi anni sono stato minacciato, mi hanno sparato, sono stato interrogato, sono stato nelle mani dei gruppi estremisti... ma sono ancora vivo. L’unica cosa che mi è sempre interessata non è di essere un superuomo ma qualcuno che poteva dialogare. E nel nostro Centro, i 13.500 iscritti imparano appunto questo: lo sforzo del dialogo, la fatica di accettarsi e vivere insieme.
Credo che questo sia un sistema di vita valido per tutti. E a tale scopo non occorre imparare a usare armi o formule, ma abituarsi a convivere. Forse anche la presenza italiana nel mondo sarebbe diversa, meno da superuomini o da portatori di ordine con le bombe, e più di aiuto al rispetto delle diversità per costruire un mondo un po’ più arcobaleno, e meno monotono. I superuomini riescono a eliminare gli odii etnici? La storia non ci insegna mai niente... Abbiamo salvato gli albanesi, e ora stiamo salvando i serbi...
I giovani italiani e i giovani burundesi hanno bisogno di ben altro. Essere superuomini oggi è prepararsi alla guerra, alla violenza, di qualsiasi genere sia. Violenza che impedisce la morte oggi ma la prepara domani.
Stiamo finendo quattro campi di lavoro e formazione, fatti nei quartieri Nord della città. Campi che hanno fatto lavorare insieme giovani e ragazze di ogni tipo, nei vari quartieri etnizzati della periferia. Lavorare per la ricostruzione, per la pace, per abituarsi a riconoscere le diversità e a saperle apprezzare. E i giovani dei quartieri Nord sono contenti, con il loro poco e niente, e la gente riprende a sperare perché vede un futuro basato non più su odii e divisioni di poteri, ma sulla fraternità. La città riprende, pian piano, a sperare in sé stessa e nel futuro. Non è questo un modo più interessante di essere superuomini?