Padre Claudio Marano, saveriano, ci parla del "Centre Jeunes Kamenge" di Bujumbura. Là, assieme ad altri confratelli, in accordo con la Chiesa locale, da vari anni opera per creare un ambiente educativo di convivenza pacifica tra giovani di etnie ed estrazione sociale diverse, mentre attorno continuano a imperversare situazioni di odio, violenza e morte.
È bello parlare di pace, diventa difficile e drammatico
vivere in un Paese in guerra. Tutte le informazioni e le immagini che abbiamo
sembrano irreali, di fantascienza. Vivo in un Paese da sei anni in guerra civile
e ne porto la sofferenza e il peso. Mentre questa storia di violenza miete ogni
giorno centinaia di vittime, nei rioni nord della capitale si sta scrivendo
una storia di vita. In mezzo a due quartieri a predominanza tutsi e a due altri
a predominanza hutu, nel 92 è sorto un luogo di incontro per giovani
dai 14 ai 30 anni. Oggi è frequentato da 9000 ragazzi e ragazze che,
svolgendo insieme molteplici attività, riprendono a dialogare, a sognare
un futuro diverso. È il "Centro Jeunes Kamenge"! È un
luogo di incontro per giovani di diversa etnia, religione, situazione sociale;
un luogo di dialogo, di fraternità, di amicizia. Mentre i capi politici
e militari chiedono scelte di campo, preparano la difesa armata, non riescono
a mettersi attorno ad un tavolo per studiare un "cessate il fuoco",
al Centro, insieme, si gioca, si studia, si dialoga, si prega, ci si confronta.
Solo perché si è uomini e donne, ci si rispetta e ci si ascolta,
lontani da tutte le divisioni. Al Centro arrivano ogni giorno dai 1500 ai 2000
giovani che, svolgendo attività in gruppo, oltre ad imparare, si abituano
a vivere insieme fraternamente. Dopo anni di questo "gioco preparatorio"
di convivenza, il giovane, nella scuola, nella famiglia, nel quartiere, nella
comunità, diventa un uomo, una donna di pace, capace di trasformare la
società. È come un porto in un Paese di naufraghi, un porto dove
attraccano tante imbarcazioni che si preparano a solcare il mare della vita
con prospettive nuove, con altre scorte, senza armi, con la capacità
di superare ogni barriera, divisoria, rispettando ed amando tutti. Questo è
il Centro Jeunes Kamenge, questo è il cuore della nostra esperienza di
pace in un Paese africano da troppo tempo visitato dallodio e dal sangue.
Dopo lespulsione di tutti i Saveriani dal Burundi, dieci anni fa, in una
riunione a Roma presso la Direzione Generale, si pensò alla possibilità
di un rientro nel Paese, per una esperienza giovanile alla periferia di Bujumbura,
la capitale. Trovati dei benefattori, si è costruita una prima casa in
settembre, mentre attorno, nei quartieri nord di Bujumbura iniziavano i combattimenti:
un primo battesimo di fuoco durato una quindicina di giorni. Nella Pasqua del
92, anche se incompiuto e non ben definito, il Centro fu aperto. I giovani
cominciarono a frequentarlo. Le attività inizialmente erano minime: gruppi,
preghiera ecumenica, biblioteca, qualche piccolo corso. Intanto cominciavano
i lavori per la costruzione del Centro vero e proprio: un grande fabbricato
ad L, con sale per le varie attività. Furono stabilite le regole e le
modalità di partecipazione. Lingresso è gratuito e aperto
a tutti i giovani, di qualsiasi estrazione etnica, religiosa, politica e sociale,
per abituarli a vivere insieme. Il metodo educativo è la vita di gruppo.
Gli animatori del Centro sono giovani disposti a dare un po del loro sapere
e della loro competenza professionale agli altri, dedicandovi qualche ora del
loro tempo. Il Centro offre gli strumenti necessari per realizzare i corsi formativi.
Le attività sono varie: cultura, biblioteca, cinema, musica, sport, revisione
di materie scolastiche, apprendimento di mestieri esercitati in città,
gruppi di riflessione e di discussione, spettacoli, seminari, preghiera. Vi
aspettiamo tutti per una visita.
p. Claudio Marano