News ITALIA PRESS 23/08/71
L'avventura di padre Claudio Marano al Centre Jeunes Kamenge
TRE PADRI SAVERIANI PER I GIOVANI DEL BURUNDI
"La diversità è per noi una ricchezza"
(News ITALIA PRESS) Appartiene ai giovani il futuro di pace
del Burundi, coinvolto da anni nell'atroce guerra che ha sterminato
famiglie e paesi in nome della prevaricazione di un'etnia sull'altra.
Tra i giovani e per i giovani lavorano da oltre dieci anni i missionari
saveriani, che nel 1990 hanno dato vita al progetto di un centro
aperto a tutte le etnie chiamato Centre Jeunes Kamenge, al quale
aderiscono oggi 18.000 ragazzi. Qui lavorano tre italiani: padre
Claudio Marano, padre Marino Bettinsoli e padre Gigi Signori,
affiancati da quattro suore della Congregazione delle Doretee,
due italiane, una francese e una locale, più due volontarie
laiche francesi.
"Il nostro lavoro non è solamente pastorale, ma piuttosto
di tipo sociale" spiega padre Claudio, fondatore del centro
"Il Centre Jeunes Kamenge è stato richiesto dalla
Chiesa locale, per favorire l'incontro tra tutti i giovani dei
quartieri della città di Bujumbura. Qui si incontrano e
fanno delle attività insieme: conoscendosi superano la
rivalità etnica e si riscoprono in senso più universale.
I ragazzi sono indifferentemente ricchi e poveri, protestanti
e musulmani, hutu, tutsi, burundesi, ruandesi, congolesi, tanzaniani,
e così via. Non si fanno tanti discorsi, ma delle attività
concrete che possono servire loro per il futuro. In particolare
i ragazzi stanno iniziando a far saltare la rigida separazione
che esiste tra i quartieri della città, che durante la
guerra sono diventati dei ghetti chiusi, riservati esclusivamente
a una o all'altra etnia. E' una situazione che sta cambiando proprio
grazie ai ragazzi".
Il centro è caratterizzato da un'impronta fortemente italiana:
la comunità di base è infatti costituita dai tre
padri saveriani che arrivano dal Friuli e dalla Lombardia e da
due suore di Brescia. I ragazzi hanno avuto fin dall'inizio un
atteggiamo molto favorevole nei loro confronti. "Gli italiani
hanno uno spirito particolare, diverso ad esempio dai francesi
o dagli inglesi" testimonia il padre saveriano "Per
quello che ho potuto vedere, persone provenienti da altri stati
sono molto legali alla loro nazione, mentre l'italiano è
molto più libero. Non ha una politica italiana da difendere
e si inserisce con facilità in tutti gli ambienti perché
non ha interessi nazionali da difendere".
Padre Claudio è a Bujumbura da undici anni, ma si trova
in Africa dal 1980. Nel 1984 è stato espulso dal governo
del Burundi, ma vi è tornato proprio in occasione della
fondazione del Centro. "Mi trovo bene qui io" racconta
"Lotto per dei valori che mancano anche in Italia, dove ci
sono molte separazioni per motivi politici, economici, culturali
e regionali. Le stesse separazioni ci sono in Burundi, anche se
quello che cambia sono le modalità. Ciò a cui miro
è insegnare il rispetto della persona, indipendente da
ciò che lo differenzia da te. Lo stesso si dovrebbe fare
anche in Italia. Credo che se si opera nella maniera giusta, si
può collaborare con tutti: organizzazioni, amministrazioni,
militari, ribelli, ricchi e poveri. Il nostro motto è 'la
diversità per noi è una ricchezza', per cui la persona
è importante per se stessa e non per quello che rappresenta".
Giorgia Brescia / News ITALIA PRESS