La vita cattolica, sabato 5 maggio 2001

Burundi, Pasqua di speranza

Padre Claudio Marano, missionario Saveriano friulano, cosi descrive la sua Pasqua in Burundi, nel centro di Kamenge, frequentato da 17 mila giovani come luogo di incontro. Vi si riuniscono 1.000 - 1.500 ogni giorno, giovani di tutte le diversità etniche, di paese, di religione, sociali, politiche, per testimoniare a tutti che la pace è possibile, che vivere assieme è possibile, che la guerra è inutile e stupida:
" Essendo vacanza dalla scuola, abbiamo organizzato un campo di lavoro per dieci giorni: i giovani sono andati a lavorare nel quartiere colpito dall'ultima crisi, per aiutare a pulire strade e cortili, riparare case, ma specialmente incoraggiare la popolazione a riprendere la strada della speranza e della vita. . E' una testimonianza molto bella: è difficile testimoniare la speranza che nasce dalla Pasqua con atti concreti, sotto gli occhi burberi dei militari e controllati da lontano da estremisti di ogni genere.
Altra testimonianza è la preghiera comune, ecumenica, ai piedi della croce, il Venerdì Santo, mettendo accanto al Cristo tutti i poveri cristi di questo popolo distrutto dall'odio etnico, dopo 40 anni di guerre civili, di massacri di ogni genere, abbandonati da tutti, nelle mani dei politici arricchiti, senza alcuno scrupolo.
Altro momento importante è stato l'Eucaristia domenicale per i cattolici, questa volta non il giorno di Pasqua (per permettere ai giovani di fare comunità con le proprie parrocchie), ma il giorno dopo, nel pomeriggio. Un momento di gioia freschissima, africana, con canti, musiche e tantissimi gesti di riconciliazione, di speranza e di resurrezione. Un'Eucaristia partecipata anche da giovani di altre denominazioni cristiane e da musulmani.
E poi la festa, la festa dei quartieri con due grandi concerti e altri momenti similari. Che si riesca a fare della musica e mettere insieme 4-5 mila giovani in tempo di guerra è un po' assurdo, ma è la realtà. La nostra orchestra ha cantato e suonato per tutti i quartieri settentrionali di Bujumbura, sia sul campo da calcio del " Centre Jeunes Kamenge ", sia a Kinama, il quartiere colpito dall'ultima crisi. Assieme a cantare, a danzare, a far festa, in attesa della pace, per dire che si è vivi, che ci si incontra, che non si crede che la morte vincerà, che il futuro è sempre là, migliore di quanto ce lo dipingono e ce lo fanno credere con il sangue di ogni giorno e il rombo dei cannoni, sempre presente, sempre lontano, ma a volte cosi vicino che fa tremare i vetri e i muri di casa.
Tutto questo insieme a tantissime attività, tantissimi giovani e ragazze, tantissimi tornei e progetti nei quartieri, sempre per far "rifiorire la speranza", dove la morte troneggia da troppo tempo. Una Pasqua perché la pace nel mondo possa rifiorire ogni giorno ".