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COS'E IL CENTRE JEUNES KAMENGE ?
Luogo di incontro per i giovani dei Quartieri Nord della
capitale del Burundi, Bujumbura, il Centre Jeunes Kamenge (CJK) conta
al mese di giugno 2006, 26.000 iscritti, ragazzi e ragazze. Si tratta
di giovani di tutte le etnie di questa regione geografica, di religione,
situazione sociale e posizione politica diverse.
Attraverso attività di gruppo di ogni genere (culturali, sportive,
ricreative, religiose, d'insegnamento di mestieri, ecc
), i giovani
imparano a vivere insieme, a lavorare insieme e a sperare insieme.
PERCHÉ NEI QUARTIERI NORD ?
La zona nord di Bujumbura è un simbolo forte della
capitale. E' composta da sei zone : Ngagara, Kamenge, Cibitoke, Kinama,
Gihosha e Buterere. Essendo appunto ai sobborghi della città ,
questi quartieri vivono anche una problematica di " periferia ".
Durante la crisi del 1994, la zona nord è stata toccata in modo
particolare dai conflitti. I quartieri sono stati devastati e si sono
divisi etnicamente.
Situato geograficamente al centro delle sei zone, il CJK si propone di
promuovere la riconciliazione e la pace tra i giovani e la popolazione
dei Quartieri Nord.
PERCHÉ SI CHIAMA CENTRE JEUNES KAMENGE ?
Sulle carte dell'epoca (che datano all'incirca del 1964), tutta la zona
dei Quartieri Nord era chiamata Kamenge. Sui piani del catasto era addirittura
menzionato che un terreno di 2 ettari al l'incirca (donato alla diocesi
cattolica di Bujumbura) "nella zona chiamata Kamenge sarebbe previsto
per sviluppare un progetto dedicato alla gioventù". E' precisamente
su questo terreno che è nato il Centre Jeunes Kamenge nel 1992,
il che spiega il perché di Kamenge nel suo nome (è cioè
conforme al catasto ufficiale dell'urbanesimo burundese).
QUALI SONO I NOSTRI OBBIETTIVI ?
Riunire e accompagnare i giovani che manifestano la loro stanchezza di
fronte alla situazione di guerra e aiutarli ad
esprimere le loro aspirazioni a favore della coabitazione;
Favorire l'apertura dei giovani ai messaggi di pace, all'ideale democratico
e al mondo in genere;
Partecipare alla costruzione di una società civile forte, democratica
e organizzata in Burundi.
QUALI SONO LE NOSTRE ATTIVITÀ ?
La gran parte delle attività del Centro è basata sull'attività
di gruppo. Una volta che l'attività è decisa, il CJK organizza
una iscrizione per un numero definito di partecipanti. Il corso è
guidato da un animatore volontario (sono circa 40 gli animatori) e l'esperienza
del giovane è arricchita dall'apporto dell'animatore e dalla presenza
degli altri giovani. Le attività possono aiutare i giovani a inserirsi
nel mondo del lavoro (terziario), ma sono utili anche per gli studi (sostegno
scolastico).
Molte attività sportive, culturali, di "società",
ecumenismo, ecc
sono messe a disposizione dei giovani alfine di
favorire la loro apertura e il loro benessere. A questa lista bisogna
aggiungere le attività giornaliere "fisse" : biblioteca,
sala giochi, documentario (il mattino), film (nel pomeriggio), attività
sportive non programmate, eucarestia domenicale per i cattolici, veglie
ecumeniche e interreligiose, incontri di formazione e di programmazione
con gli animatori. Si può poi aggiungere gli spettacoli, i concorsi,
le conferenze, i seminari, i tornei sportivi che hanno luogo al CJK.
LE ATTIVITÀ
Didattiche : corsi di lingua (inglese, italiano, francese, spagnolo,
tedesco, kirundi, arabo), contabilità, fisica, matematica, biologia,
chimica...
Formative : informatica, dattilografia, taglio e cucito, codice della
strada, gruppo dei Diritti dell'uomo, barbiere...
Sportive : tennis, ping-pong, basket, ginnastica, culturismo, calcio,
calcetto, pallacanestro, badminton, corsi di arbitraggio di diverse discipline
sportive, rugby...
Tempo libero : chitarra, canto, danza, arti plastiche, piano, video-forum,
cinema, orchestra ritmica, gruppo "Corrispondenti", gruppo di
teatro, gruppo di musica, ...
Religiose : gruppo biblico, veglie interreligiose, gruppo "Insieme",
gruppo "In ascolto", preghiera di lode, gruppo di ricerca vocazionale...
IL CENTRE JEUNES KAMENGE LAVORA ANCHE CON
Il CJK lavora anche nelle sei zone amministrative che compongono i Quartieri
Nord (QN) sempre per lo stesso scopo. Si tratta delle zone di Buterere,
Cibitoke, Kamenge, Kinama, Gihosha, Ngagara, nelle quali è presente
con 18 animatori che collaborano con l'Amministrazione, le Associazioni,
le Scuole elementari e secondarie, i Centri Sanitari, le Chiese e le altre
Comunità religiose e con tutta la popolazione.
I PROGETTI
Progetto Alfabetizzazione Quartieri Nord (400 beneficiari adulti e giovani
all'anno, 2 gruppi per Zona) ;
Ufficio Associazioni Quartieri Nord (250 associazioni membri nel 2002);
questo Ufficio ha lo scopo di far incontrare queste associazioni, seguendole,
dando dei micro-crediti e mettendole in contatto con i finanziatori. Segnaliamo
che per l'anno 2003 l'Ufficio è finanziato anche dalla Caritas
Italiana;
Progetto Animazione AIDS Quartieri Nord(sensibilizzazione per la popolazione
dei Quartieri Nord, per scuole elemantari e secondarie, le associazioni,
i gruppi di giovani, le communità religiose, i campi militari,
in più coordinazione e formazione);
Progetto Pace e Riconciliazione Quartieri Nord (riunioni, incontri, tornei,
concorsi, attività di ricostruzione, discussioni a temi con la
popolazione e i rappresentanti dei QN, formazione degli animatori, professori,
responsabili dei Quartieri Nord, appoggio alle scuole a livello didattico
e sportivo, organizzazione di campi di lavoro e formazione per l'estate
con oltre 1.500 giovani ogni estate). Segnaliamo che questo progetto e
finanziato per il 2003 anche dalla Unione Europea.
IL
CENTRE JEUNES KAMENGE COLLABORA CON
La Diocesi di Bujumbura (dalla quale il progetto CJK dipende), i Missionari
Saveriani (ai quali il progetto CJK è affidato).
Il Ministero dei Diritti della Persona Umana, il Ministero dell'Educazione
Nazionale, il Ministero della Gioventù, dello Sport ed della Cultura,
il Ministero della Reinserzione, il Minsitero della Communicazione. E
ancora : l'Associazione Burundese per la Difesa dei Diritti dei Prigionieri,
l'Associazione Francese dei volontari del Progresso, Search for Common
Ground, la Coordinazione delle iniziative di pace, la comunità
di Mutoyi, GVC, ...
IL CENTRE JEUNES KAMENGE È,
TRA GLI ALTRI, SOSTENUTO DA
La Conferenza Episcopale Italiana, Misereor, Quaresima Svizzera, la Cooperazione
Italiana, la Cooperazione Francese, la Cooperazione Belga, la Cooperazione
Austriaca, IFES, la Nunziatura di Bujumbura, la Fondazione Vismara, Vises,
Opam, Caritas Italiana, Manos Unidas, l'Unione Europea, The Right Livelihood
Foundation
, e tutti gli amici del Centre Jeunes Kamenge.
Ufficio delle Associazioni Quartieri Nord
(aperto al pubblico dal martedi al sabato dalle 8h30 alle 12h00)
Segretariato Centre Jeunes Kamenge
(aperto a tutti dal lunedi pomeriggio al sabato mattina agli orari del
CJK)
COME SI DIVENTA MEMBRO DEL CJK ?
Bisogna avere un'età tra i 16 e i 30 anni
Avere un documento d'identità in buono stato (carta di studente
o d'identità, passaporto, ecc
)
Portare 2 foto tessera, sempre nei fine settimana (sabato 8h30-12h00/14h30-18h00
; domenica 14h30-18h00).
Discorso al Parlamento Svedese per la consegna del premio
Nobel Alternativo 2002 al Centre
Jeunes Kamenge
Stocolma 09/12/2002
Signor Presidente del Parlamento,
Eccellenze,
Membri del Parlamento
Cari amici..
Siamo qui per il Premio Right Livelihood 2002. Rappresentiamo il Centro
Giovani Kamenge. Siamo qui a nome di tutti quelli che non sono qui stasera,
i 20.000 iscritti al Centro e le 200.000 persone dei Quartieri Nord di
Bujumbura, dove viviamo, lavoriamo, sogniamo.
A nome di tutti vi ringraziamo immensamente per il grande onore che ci
avete fatto. Ci avete portato sulla scena internazionale e di questo vi
diciamo grazie. Veniamo da un paese, il Burundi, dove da 40 anni la popolazione
vive momenti di crisi, di guerra, di massacri per motivi etnici e per
altri ancora, e dove, da 9 anni, viviamo una guerra civile che sembra
non voglia mai terminare. Le cifre ufficiali parlano di 250.000 morti
e di 2.000.000 di rifugiati su una popolazione di 6.000.000 d'abitanti.
Dal 1990 abbiamo dato vita a uno spazio di incontri per i giovani e a
una serie di progetti nei Quartieri Nord della capitale con lo scopo di
fare incontrare i giovani e la popolazione, per far loro vivere un'esperienza
di pace, di dialogo, di riconciliazione; in una parola: per farli vivere
insieme.
L'idea è semplice. Nel mezzo dei Quartieri Nord, su una superficie
di 1,8 ettari, abbiamo costruito il Centre Jeunes Kamenge, un Centro che
attualmente riunisce un'intera popolazione.
Si tratta di un progetto sociale della Chiesa Cattolica di Bujumbura.
Scopo di questo progetto è accogliere tutti, per scoprire che le
differenze di nazionalità, etnia, religione, le differenze sociali
e politiche possono essere superate senza farsi guerra e uccidersi gli
uni gli altri: anzi, queste differenze possono diventare una ricchezza
per tutti. E questo nella vita di tutti i giorni. Questo è il messaggio
per i giovani dai 16 ai 30 anni che frequentano il Centro: nei progetti
esterni, al di fuori del Centro, questo stesso messaggio raggiunge tutti,
dai bambini fino agli anziani. E' un messaggio per vivere insieme, nelle
attività di gruppo; si concretizza negli incontri d'accoglienza,
di dialogo, di riconciliazione fino ad arrivare al perdono. E non è
una cosa semplice.
Questo progetto è stato voluto da Monsignor Simone Ntamwana, allora
Vescovo di Bujumbura, e è stato affidato a una Comunità
di Missionari italiani, i Missionari Saveriani.
Dopo due anni di studio del progetto, abbiamo iniziato a vivere nei Quartieri
Nord. Era il periodo della democrazia, delle elezioni, della pace, della
festa. Abbiamo continuato la costruzione dei vari spazi e il Centro è
stato aperto ufficialmente un mese prima del colpo di stato del 1993.
Il primo gruppo di iscritti era di 2500 giovani. Poi è arrivata
la guerra: mesi terribili in cui il Centro era tutto solo, chiuso poiché
nessuno poteva più venirci. Nei quartieri ci furono combattimenti
24 ore su 24 e questo durante 4 lunghi mesi. Attorno a noi c'erano migliaia
di morti, nei Quartieri Nord. Così il Centro è diventato
un ospedale da campo, con Medici senza Frontiere, sezione belga, per i
feriti di guerra. Mentre fuori c'erano massacri, all'interno del Centro
decine di feriti vivevano insieme. Questa situazione ci ha fatto subito
capire che la guerra, una guerra cosiddetta etnica, era solo un grande
discorso, ma in realtà essa era di tutt'altra natura. Gli abitanti
dei Quartieri Nord volevano vivere insieme, ma gli estremisti, le bande
armate di ogni genere, volevano la guerra, pagavano e incitavano i giovani
e altre persone a farla. E' stata un'esperienza terribile, mostruosa.
Il piccolo gruppo di stranieri che viveva al Centro testimoniava, parlava,
telefonava per chiedere aiuti, per far intervenire le associazioni internazionali,
gli ambasciatori, l'inviato speciale dell'ONU,...
Al termine di questi quattro mesi si concludeva il primo periodo della
nostra vita nei Quartieri Nord con l'obbligo di consegnare il Centro nelle
mani dei militari, perché essi dicevano che le nostre vite erano
in pericolo. Dopo aver salvato centinaia di vite, dopo aver liberato i
tutzi dalle mani degli hutu e gli hutu dalle mani dei tutzi, dopo aver
subito minacce di morte, dopo essere stati presi come bersaglio, dopo
che il Centro è stato mitragliato e saccheggiato, ... c'è
stata una lunga notte di trattative e poi un viaggio terribile, scortato
dai blindati e sotto i colpi di mitragliatrici e granate.
Tutti: stranieri e indigeni, feriti, malati con la flebo al braccio, abbiamo
lasciato i Quartieri su due veicoli sovraccarichi.
Pensavamo che fosse la fine di un'esperienza che era appena cominciata.
Una settimana dopo, accompagnati da due ufficiali dell'esercito e dal
Nunzio Apostolico, eravamo di nuovo di ritorno al centro, per testimoniare
che la vita poteva svolgersi nonostante le differenze.
In seguito, abbiamo passato anni terribili, con interrogatori, minacce,
prese di ostaggi; eravamo testimoni di centinaia di morti, tutti immersi
nell'odio quotidiano. Il nostro lavoro è sempre stato lo stesso:
testimoniare a tutti che è bello vivere insieme. E poco a poco,
ecco giovani di un Quartiere, poi di un altro e di un altro ancora; giovani
che invitano gli altri a venire; e grazie a loro, giorno dopo giorno,
il Centro continua a vivere.
I momenti più duri erano durante la notte, quando persone di ogni
genere attaccavano, bruciavano, distruggevano, uccidevano; una volta erano
ribelli, un'altra banditi, un'altra militari; altre volte persone che
venivano dalla città, e questo capita ancora. Ogni giorno era l'occasione
per commettere ingiustizie. E ogni giorno subivamo minacce verbali, minacce
telefoniche, minacce scritte, articoli contro il Centro poiché
in certi momenti era accusato di essere pro tutzi oppure di essere pro
hutu. In questo clima poco conviviale ma a volte anche entusiasmante,
centinaia, addirittura migliaia di giovani si incontravano per parlare,
discutere, raccontarsi le atrocità della guerra, e continuavano
a motivarsi per uscirne. Mentre alcuni giovani andavano a rubare, altri
li bloccavano; in effetti, se si saccheggia un quartiere, si distrugge
la possibilità di viverci ma si aumenta anche l'odio dei suoi abitanti
verso quelli di un altro Quartiere, e il risultato è una risposta
più violenta: la guerra delle etnie in Burundi. I Quartieri erano
etnicamente chiusi, al punto che presso i tutsi l'amministrazione, le
scuole, i dispensari, le associazioni, le parrocchie e le altre comunità
religiose erano nelle mani dei tutzi; la stessa cosa si verificava presso
gli hutu: tutto era nelle mani solo degli hutu. In questo modo ci siamo
ritrovato con due Quartieri tutzi e due hutu.
Che cosa è capitato? Eravamo nel 1996, quando un giorno l'amministrazione
e i vari responsabili dei Quartieri ci hanno detto che il Centro stava
creando un ennesimo problema per i Quartieri. In effetti, molti giovani,
che al Centro si erano abituati a vivere insieme, non accettavano più
di vivere da soli in Quartieri etnicamente chiusi; andavano nei Quartieri
'nemici' o in città per incontrare i loro amici, giovani di etnie
diverse. Per questo fatto, i responsabili dell'amministrazione hanno chiesto
il nostro intervento anche nei quartieri con le stesse metodologie, per
riaprire i Quartieri al dialogo e alla vita insieme, per fare attività
che permettessero di incontrarsi di nuovo e di accettarsi a vicenda. E'
così che abbiamo preso il nostro bastone di pellegrino e siamo
usciti dal Centro per fare tornei, incontri, film, spettacoli, attività,...
Era il terzo periodo del Centro: un piccolo gruppo, migliaia di giovani,
i Quartieri. Gli anni sono passati, le esperienze sono diventate sempre
più intense, ci hanno presi completamente: è una corsa verso
la pace. Oggi ci troviamo con una trentina di attività giornaliere,
quattro progetti esterni, più di cinquanta animatori, alcuni che
lavorano gratuitamente, altri pagati perché lavorano a tempo pieno,
volontari francesi, una Comunità di Suore. Abbiamo incontri con
35 scuole elementari, 34 scuole secondarie, 27 dispensari, 6 zone, 4 parrocchie
cattoliche, 12 comunità protestanti, 8 comunità musulmane,
20.000 iscritti al Centro, 200.000 abitanti dei Quartieri.
Attività di coordinamento, incontri, tornei, concorsi, progetti
di ricostruzione, manifestazioni, lotta contro l'AIDS, coordinazione con
300 associazioni, alfabetizzazione, attività di ogni genere per
creare una nuova società, un nuovo paese dove è bello vivere.
E questo in collaborazione con tutti, sia a livello nazionale che internazionale,
con i partiti, la stampa, i ministeri, le chiese, gli ambasciatori,...
In definitiva, con più siamo in tanti, meglio è; con più
idee ci sono, più cose si realizzano.
Abbiamo appena terminato un'estate che ha conosciuto attività molto
diversificate: 6 campi di lavoro e di formazione con un impegno di lavoro
e di vita in comune, con la partecipazione di 1.800 giovani (15 giorni
ogni campo); una decina di incontri e di seminari sulla pace; 7 concerti
e una decina di tornei sportivi nei Quartieri, 100 case ricostruite, una
grande manifestazione per la pace, una marcia di 10 km nei Quartieri con
la partecipazione di deputati, ministri, associazioni e responsabili dei
settori più diversi.
Per molte persone è difficile capire come in un periodo di guerra,
con feriti, affamati, rifugiati e distruzioni di tanti beni, ci possano
essere persone che "perdono il loro tempo" con palloni, carta,
idee; ma noi siamo convinti che questo sia il cammino necessario per una
nazione che vuole arrivare alla pace. E' necessario un impegno umanitario,
ma se si fa solo questo, è quasi inutile. Ma bisogna anche educare,
formare una nuova generazione capace di crescere nel rispetto, capace
di condividere gli ideali di pace, capace di lavorare insieme. Una nuova
generazione, una nuova società che condurrà il paese fuori
dagli orrori della guerra. Il nostro lavoro è anche quello di chiedere
all'amministrazione e ai finanziatori di impegnarsi maggiormente in questa
direzione, perché fino a questo momento non si sono fatti grandi
passi in essa. Si deve lavorare maggiormente sul piano dell'educazione
alla pace, al dialogo, al rispetto delle persone, e ciò nonostante
le differenze.
L'idea di fondo che sorregge il Centre Jeunes Kamenge ci ha dato ragione.
I giovani che frequentano il Centro, le persone che lavorano con noi nei
Quartieri stanno facendo nascere degli impegni nuovi e delle esperienze
molto interessanti: giovani che non vogliono entrare nell'esercito o nei
movimenti di liberazione perché credono a una società senza
armi; associazioni che nascono per lavorare sui diritti dell'uomo nella
società, nelle prigioni, nell'esercito; giovani che si mettono
insieme per vivere con gli ammalati di AIDS; persone che entrano nell'amministrazione
per rendere un servizio alla società; giovani che si aiutano vicendevolmente
per cercare un lavoro o per dare la possibilità per inventare lavori
di sopravvivenza. In breve: una vera società che sta crescendo.
Questo è il frutto anche degli sforzi del Centre jeunes Kamenge
a Bujumbura.
Ci sono ancora delle persone, anche degli stranieri e dei responsabili
a vario livello, che vengono al Centre Jeunes Kamenge per vedere giovani
di etnie diverse vivere insieme, e noi non abbiamo mai avuto un solo incidente
per motivi etnici. Vengono per vedere e capire quello che succede al Centro,
vengono per controllare se sia ancora possibile lavorare per il Burundi
sperando nella pace. E vengono per incontrare il Burundi di domani. Vorremmo
che un giorno i militari e i movimenti di liberazione potessero venire
anche loro al centro per vedere le nuove generazioni, il modo come loro
vivono, quali sono i loro sogni e per far loro un atto di fiducia e arrivare
infine a firmare gli accordi di "cessate il fuoco" e di pace.
La gente del Burundi vuole una cosa sola: arrivare molto rapidamente alla
pace. Quanti detengono il potere a ogni livello e i loro amici, così
come gli estremisti e i loro amici e le loro forze, vivono nel paese come
degli stranieri o dei mercenari.
Ecco la nostra esperienza. Pensiamo che sia l'esperienza di tutte le donne
e di tutti gli uomini di buona volontà del mondo intero. Essi vivono
come noi, lavorano nel presente, sognano un futuro diverso anche se non
sono sicuri di arrivarci. Il loro sogno è che un giorno tutte le
donne e gli uomini di questa terra possano vivere insieme la mano nella
mano. Anche noi, come loro, compiamo piccoli o grandi gesti, gesti quotidiani,
per lottare costantemente per il dialogo, la pace, la riconciliazione,
per arrivare a un mondo fatto di sorelle e fratelli uniti.
Signor Presidente del Parlamento,
Eccellenze,
Membri del Parlamento
Cari amici.
Grazie per averci onorati con il Premio Nobel Alternativo: grazie per
averci chiamati a vivere questa serata con voi, a condividere insieme
questa festa, grazie per il vostro spirito di apertura, per averci dato
la mano per continuare a lavorare insieme per cambiare questo mondo e
renderlo più bello per tutti. Grazie, a nome di tutte le persone
che noi qui rappresentiamo, per tutto il Burundi che noi amiamo, per l'Africa,
spesso abbandonata, e per il mondo intero.
Grazie.
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