Articolo di Claudio per la rivista vocazionale "SE VUOI", delle suore Apostoline

Non avere una pietra dove posare il capo


Sono un prete, missionario, vecchio stampo, nel senso che sono cresciuto nei seminari minori e nelle varie comunità saveriane fino al momento della partenza.
Momento tanto sognato.
Gli anni erano passati e la partenza non è stata un'operazione di mesi, per nave o altri mezzi di locomozione lenti, ma per aereo. Qualche ora ed ero già arrivato, ero missionario in Burundi.
Passate le prime 3 settimane di chocs culturali, linguistici, climatici, religiosi ecco la fatidica conclusione: o ritornate a casa o andate nel paese vicino, lo Zaire, o restate, ma senza conoscere la lingua andate in una parrocchia rimasta vuota. Cos'era arrivato? L'ennesima espulsione dei testimoni di una dittatura che non finiva più, quella del Colonello Baganza. 600 missionari, volontari, stranieri hanno dovuto lasciare il Burundi in 10 anni. Ah, non sto parlando di un paese immenso, ma di un piccolo paese di 5.000.000 di abitanti, nel Cuore dell'Africa. La parola d'ordine per quelli non rientrati era "la valigia in mano". Dopo 4 anni mi sono "guadagnato anch'io" l'espulsione… Passati 7 anni nelle retrovie, eccomi pronto a ripartire. Stesso paese stessa situazione. Questa volta per iniziare un Centro Giovanile.
Grandiosa situazione: inventare un Centro dove i giovani possano incontrarsi per imparare a vivere insieme. In un paese dove dopo 40 anni di indipendenza e ugualmente di crisi, dittature, massacri, hanno obbligato tutti a odiarsi a dividersi, a combattersi.
E il Centro prendeva finalmente piede quando una mattina, alle 4, si è iniziato a combattere. Un presidente, il primo eletto, era stato ucciso, un colpo di stato a cui hanno fatto seguito 13 anni di guerra, 300.000 morti, 2 milioni di rifugiati.
Guerra con granate, bombe, mortai, kalachnikov, mitragliatrici, morti, feriti, gente che scappa ovunque, case bruciate, strutture distrutte, strade tagliate, barricate, …
La guerra chi la vede alla televisione non puo' averne un'idea!
Mangiare seduto nei corridoi, camminare a ginocchioni, non accendere la luce, uscire cercando di capire dove fischiano le pallottole… Il Centro era diventato un'ospedale da campo.
Ero tutto il giorno fuori con le macchine dei Madici Senza Frontiere a raccogliere feriti, sepellire morti, mettermi con le mani alzate davanti ai militari perché permettessero alla gente di togliere i morti dalle case distutte e seppellirli. Quanta paura!
Ogni tanto arrivavi a casa per sederti un istante a piangere con qualche giovane scampato alla morte.
Una mattina ero partito con un ragazzo, arrivato al Centro, per vedere come funzionava l'ospedale, con una macchina a portare un ferito grave in città.
Tutto ok: radio, ferito, flebo… Partiamo. Passiamo in un quartiere hutu perché il ferito era di quella etnia e in caso di arresto da parte dei ribelli dovevo avere le "carte in regola".
Il ragazzo era tutsi! Grave mancanza. Volevo vedere la reazione e mi rallegravo per la riuscita, ma il ritorno mi riservava un vero casino. Fermato a 20 metri dalla strada che porta al Centro. Una decina di ragazzi armati fino ai denti volevano uccidere il giovane che era con me. Lo tirano giù dalla macchina, lo portano lontano qualche metro. Corro dietro, lo prendo, lo trascino via, urla dei ribelli, urla mie, 15-20 minuti di discussioni. Riusciamo alla fine a salire in macchina e a partire in grande velocità. Arrivati al Centro ci siamo messi a piangere, tutti e due, seduti fuori dalla porta di casa. Questa volta si erano accontentati di rubarci la radio. Accanto a noi altri due giovani facevano coro. Avevano passato un gran brutto momento nell'attraversare il fiumiciattolo di confine al Centro. Hanno sparato su di loro, ma non li hanno presi!
13 anni di guerra!!!!
Ma perché sei ritornato? Quel Dio senza casa mi aveva detto di partire, il Vescovo mi aveva chiesto di restare con i giovani e vivere la loro vita. Ecco perché, nella follia di ogni giorno, sono partito e sono rimasto.
Andare per quelli che hanno avuto paura e sono scappati, anche per quelli che girano completamente il discorso e hanno sempre mille scuse perché vogliono tutto programmato, tutto sicuro, tutto in ordine.
La vita non è semplice. Rispondere a una chiamata ancora meno. Ma essere libero, talmente libero, riempie il cuore di gioia.
Il Centro ora è di 24.600 iscritti, lavoriamo con 6 Comuni di periferia, 200.000 persone.
Lavoriamo per la pace e la riconciliazione.
È un vangelo vissuto momento per momento. Oh c'è ancora qualcuno che dice che facciamo poco di religioso, ma essere presenti, testimoni di pace, segno di liberazione, sospiro di speranza, non è predicare il Regno?


Claudio


Bujumbura, novembre 2005

Lettera di Roberta ai giovani di una parrocchia italiana

 

Ciao a tutti e tanti saluti dal Burundi,
sono ormai cinque mesi che manco dall'Italia, ma vi assicuro che la vostra presenza e le esperienze fatte insieme, mai come qui, le sento vicine e profonde dentro me, e in tanti momenti mi ci sono aggrappata con forza per non lasciarmi condurre irrimediabilmente da una corrente che mi trasportava alla deriva.
Molti di voi hanno visto e condiviso il mio entusiasmo prima della partenza, non ho dimenticato la promessa fatta di mettere tutta la mia voglia e la mia energia nel fare le cose con i ragazzi del Centro, ma vi assicuro che dopo un po' di tempo ci si sente spegnersi, ci si sente vinti, ci si sente sopraffatti da situazioni, storie, incomprensioni, differenze che sembrano insormontabili... poi un giorno propongo una poesia di Pessoa e tutto cambia, tutto si rinnova, un nuovo invito bussa alle porte dell'anima...

"Si je devais mourir cent fois,
c'est là que je voudrais mourir
et si je devais naître cent fois
c'est là aussi que je veux naître.. "*

Ed ecco come un gruppo di giovani mi dichiara l'amore per la propria terra, per la propria patria, con orgoglio, con vigore, con una luce intensa negli occhi, con la fermezza di chi ama, la passione di chi ha un fuoco acceso in sé, la lucidità di chi conosce il proprio passato e la speranza di chi vede un futuro aprirsi davanti a sé...
Un paese che esce da una guerra che dura da 13 anni, inevitabili le lacerazioni profonde, inevitabili i dolori lasciati, inevitabili i ricordi di tante perdite, inevitabili l'autoccommiserazione, il ripiegamento e la chiusura in sé stessi... ma é con stupore ed ammirazione che posso anche affermare inevitabili la voglia di rincominciare, la voglia di vivere di nuovo in armonia e in pace, la voglia di rilanciarsi, rivalutarsi e riscattarsi a livello personale, familiare e sociale...
Allora basta sentirsi dimenticati dal mondo o, peggio ancora, ricordati solo per quell'orribile massacro tra hutu e tutsi (nasi lunghi e nasi corti, no?)... bisogna che il mondo conosca un nuovo Burundi, che il mondo sappia e riconosca le nostre potenzialità, le nostre infinite capacità e la nostra voglia di vita, di una vita vera, vissuta tra una quotidianità nuova, un passato indecente e un futuro che puó finalmente essere luminoso... questo é il messaggio che le giovani generazioni burundesi vogliono lanciare e sottolineare con forza a tutti...
E la base di tutto questo dove puó essere se non nell'istruzione, nella conoscenza e nello sviluppo culturale? Qui al CJK, Padre Claudio, lo aveva già capito e quindi promosso e incoraggiato da tempo, ecco il perché di tanti sforzi per cercare fondi in vista di aiutare i giovani a cominciare, proseguire e non abbandonare i propri studi... ecco il perché di numerosi sforzi per mantenere il numero dei beneficiari agli aiuti scolastici sempre elevato e caratterizzato da continuità....
Ecco il perché di una richiesta d'aiuto proprio a voi giovani italiani, che svogliatamente vi svegliate alla mattina, con il sonno ancora addosso vi preparate per incominciare la giornata e dirigervi in quella amata/odiata scuola, perché qualcuno prima di voi ha lottato per il diritto allo studio e per la non discriminazione di accesso al sapere. Oggi i giovani africani hanno bisogno che voi rendiate un po' di quello che avete ricevuto gratuitamente e senza troppe difficoltà, questa é l'umiltà e la seggezza di chiedere un aiuto che non sia superfluo assistenzialismo ma accesso allo sviluppo per continuare la pacifica battaglia in favore dei diritti umani. Con la garazia che il Centre Jeunes Kamenge gestisce in modo serio e responsabile tutti gli aiuti che arrivano e li redistribuisce in modo equo e senza discriminazioni di genere.
Scusate il disturbo e la provocazione...
Vi penso sempre intensamente, mi mancate e vi abbraccio con tanta forza

vostra Pinotz

* "... se dovessi morire cento volte, / é là che vorrei morire/ e se dovessi nascere cento volte/ é ancora là che voglio nascere..." (F. Pessoa)

Bujumbura, novembre 2005


Bujumbura, 10/10/2005

…quando non abbiamo 30 problemi, ne abbiamo 40 al giorno e gli amici si identificano perchè si danno una mano. Voi sapete che il Centro lavora con decine di migliaia di giovani al Centro e con decine di migliaia di persone nei Quartieri e a tutti questi non puoi negare sempre tutto. Per essere una vera fonte di speranza dobbiamo condividere tutto, capacità, organizzazione, speranza, progetti…
I "bianchi" che passano di qui ci lodano sempre per il grande lavoro fatto, ci fanno mille promesse e poi se ne vanno, lasciandoci come prima, con tante speranze deluse e con tante cose che devi continuare a portare avanti, ogni giorno con forza, perché se ti fermi torneresti indietro, devi continuare perchè insieme è bello, perché sognare e inventare il futuro ti dà tanta speranza.
Da questo "laboratorio di pace" escono brevetti, formule, scoperte che fanno cambiare il mondo e ancor prima il paese.
Ci serve il vostro aiuto per continuare i progetti, per costruire un altro pezzo di Centro, perché non ci stiamo più, per continuare a sanare le menti e i cuori, a sognare un mondo più giusto per tutti.
Nessun altro lo puó fare!
Festeggiamo cosí il 15esimo anno di vita. Natale 1990, Natale 2005.
In Africa non si vive molto. Per questo non vogliamo fermarci e soprattutto perdere tempo, vogliamo correre in avanti per non perdere generazioni che si affaticano e rischiano di non crederci più.


Claudio
e i 24.500 iscritti al Centro


Qualche idea per aiutarci
  • Abbiamo cominciato a sensibilizzare i Quartieri sui problemi della droga : ci servono 1 000 ristampe di storie a fumetti in francese e 1 000 ristampe in Kirundi. Ogni testo costa 2 Euro
  • Per pagare le tasse scolastiche, solo le tasse scolastiche ai giovani delle scuole superiori nei Quartieri Nord, per un anno, per un giovane, costo 45 Euro.
  • " Per creare delle piccole biblioteche nelle scuole elementari e superiori. Circa 30 libri, 100 Euro. Noi seguiamo 45 scuole elementari e 48 scuole superiori.
  • " Per un torneo di calcio, o di basket, con 16 squadre, con i 6 comuni, o con le scuole superiori, o con le 26 comunità religiose con cui lavoriamo insieme: premi (materiale scolastico), palloni, organizzazione, spostamenti, 1 500 Euro.
  • " 50 cartoni di carta per fotocopiare, A4, sufficienti per 1 mese, 1 540 Euro.
  • " L'abbonamento annuale per internet, 1 200 Euro.
  • " L'abbonamento annuale per la televisione, 750 Euro.
  • " La stampa di un nuovo fascicolo su Mandela di 25 pagine grandi in francese 5000 e in Kirundi 5 000 per aumentare la riflessione sulla Non Violenza: 1 840 Euro per 5 000 fascicoli in francese, 1 840 Euro per 5 000 in Kirundi.
  • " Le nostre spese in palloni, ogni anno, sono enormi perché diamo la possibilità a tutti di giocare e incontrarsi, scuole, quartieri, centro, comunità religiose. Ogni anno consumiamo 2 000 palloni tra calcio, basket e pallavolo. Sui mercati locali, il costo di un pallone è di 14 Euro. Chi ci vuole dare una mano?
  • " Le nostre spese annuali in materiale scolastico per i regali dei tornei, concorsi, attività, superano i 30 000 Euro. Un quaderno di 60 fogli, sul posto, costa 45 centesimi, una bic 13 centisimi. In parole povere 100 quaderni costano 45 Euro e 100 bics costano 13 Euro.
  • " Noi seguiamo 400 Associazioni e diamo dei micro crediti alle Associazioni, rimborsabili in un anno, a tasso 0. Ogni micro credito è di 250 Euro.

Questo e tante altre possibilità per riuscire a operare ancora con una esperienza che ci lega ormai da 15 anni ai Quartieri Nord di Bujumbura.

Grazie!